Cosa resta del Gargano?

Screenshot 2014-09-08 22.35.01Struggente, accorato, terribilmente lucido. L’editoriale di Franesco A.P. Saggese, pubblicato sul blog Uriatinon è la prima riflessione a trecentosessanta gradi all’indomani dell’apocalisse che ha colpito il Gargano. Per aver conferma di quanto essa sia stata annunciata basti leggere questo passo di Manicone, scienziato pugliese che così scriveva alla finedel ‘700, citato nell’editoriale: «Or donde le alluvioni garganiche? Dal disboscamento. Difatti prima che dai monti fossero divelti i boschi, i torrenti che da essi cadevano, frangevano la loro impetuosità contra le selve, e le acque perdevansi per gli erbosi pascoli. Quindi ben difficil cosa era, che potessero danno recare alle sottoposte pianure. Ma smossi i terreni, divelte le selve, e tolti gli obici, che la provida natura posti avea all’impetuosità delle acque, queste scorrendo per soversciati terreni traggon seco nella pianura immense materie, e quindi colle torbide loro devastano non infrequentemente e vigne, e giardini di agrumi, e seminati».

Saggese si chiede cosa resti del Gargano. Cosa resterà del Gargano, tra disboscamenti selvaggi, abusivismo edilizio aggressivo, ma anche la solidarietà delle gente comune meravigliosamente espressa in questi giorni di dolore, il desiderio di non arrendersi.

Leggete qui l’articolo intero.

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Perché rianimare i libri

Screenshot 2014-09-06 10.21.57Oblomov Press, testata on line lucerina, è tra le cose più belle che la provincia di Foggia metta in campo dal punto di vista della produzione letteraria e culturale. Dall’ultimo numero è il caso di segnalare questo bellissimo articolo di Lucia D’Angiò e Alfredo Padalino che parla della rianimazione dei libri, di quelli usati e vissuti, che raccontano storie nelle storia, grazie agli appunti presi a margine nelle pagine, alle annotazioni. C’è un vago sentore borgesiano nel rapporto speciale con i libri che viene raccontato in questo brano ed è addirittura memorabile l’ultima parte che racconta di un libro acquistato probabilmente in un mercatino specializzato, le cui pagine sono ancora intonse perché per un difetto nella procedura di rifilatura le pagine non sono state tagliate. Che senso ha acquistare un libro che nessuno ha mai letto? La risposta è tutta da leggere, e gustare.
Per leggere l’articolo fate clic sul titolo:
LIBRI RI-ANIMATI di Lucia D’Angiò e Alfredo Padalino

Come affrontare l’ansia e star bene con se stessi

Quante sono le paure che affrontiamo ogni giorno e quali sono gli effetti sulla nostra salute? Argomenti come i soldi, il lavoro, la salute sono sempre in cima alla lista delle nostre preoccupazioni. Contrariamente a quanto si è sempre creduto, mente e corpo sono direttamente connessi e i molti studi effettuati negli ultimi decenni hanno evidenziato come le nostre credenze, idee, ma soprattutto le nostre emozioni influiscono sul nostro organismo.

Su Huffington Post, un interessante articolo di Cristina E. Cordsen, responsabile Media Relations per la Christian Science in Italia. Leggilo qui.

Ma Renzi è adatto a governare?

Lucia Annunziata fa le pulci al premier, ripercorrendo le diverse tappe della sua esperienza alla guida del governo e rilevando come sia stata più spesso seguita la logica degli annunci rispetto a quella dei fatti.

Il giudizio della direttirce sul presidente del consiglio è negativo, lucida l’analisi sul vero cambiamento introdotto dal giovane leader del Pd: una nuova generazione al potere, che – secondo Annuziata – è “il vero cuore della sua identità politica: il raggiungimento del potere, un potere formale, materiale, riconoscibile in una serie di posizioni per sé e per tutti i suoi associati.”

Sull’Huffington Post l’articolo integrale. Clicca qui per leggerlo.

La nuova geografia del lavoro e dello sviluppo

Daniele Scalea, sull’Huffington Post, pubblica un’interessante recensione alla edizione italiana del nuovo libro dell’economista di Berkeley, Enrico Moretti, La nuova geografia del lavoro, edito nel 2013 da Mondadori.

L’opera del professor Moretti è particolarmente acuta perché smonta molti stereotipi sullo sviluppo e sulle condizioni.

Secondo Moretti – scrive Scalea – “i servizi locali (ricezione, intrattenimento, distribuzione, libere professioni, settore pubblico) sono un effetto della crescita e non la sua causa. Essi prosperano laddove c’è la ricchezza creata dal settore innovativo, ma non la creano essi stessi”

Ma che fare nelle aree che non sono hub dell’alta tecnologia? Moretti non ha dubbi. “La ricetta per cercare di sollevare le aree depresse passa per l’intervento pubblico. E non tanto sotto forma di offerte ai privati per portare in un determinato luogo un nuovo stabilimento: queste ultime, a suo avviso, rischiano di essere eccessive al punto da essere controproducenti, e inoltre se la concorrenza è tra regioni allora a livello nazionale si traduce in una perdita secca. Molto meglio invece concentrarsi in programmi di investimento, sovvenzioni e agevolazioni a favore degli abitanti locali per indurre nuovi investimenti.” C’è veramente di che riflettere…

Per leggere l’articolo originale cliccare qui.